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Di notte però i ribelli riempirono il fossato con i cadaveri dei compagni e dei cavalli morti in combattimento e lo valicarono passando attraverso le linee nemiche. Dopo di ciò si diressero verso Brindisi, forse sperando di potersi imbarcare alla volta delle coste balcaniche.
Ormai però gli eserciti romani li serravano da ogni parte. I ribelli si erano indeboliti perché una parte dei Galli e dei Germani si erano separati dalle forze principali ed erano stati battuti. Nella primavera del 71 a.C., nell’Apulia, non lontano da Taranto, gli insorti combattevano l’ultima disperata battaglia contro un nemico troppo superiore per numero e freschezza di uomini e per armamento. 60.000 ribelli caddero, e fra essi anche Spartaco, il cui corpo però non fu mai ritrovato. I Romani per vendicarsi e per ammonire gli altri schiavi a non ribellarsi mai più crocifissero 6000 prigionieri lungo la strada che da Capua porta a Roma.
Roma poté finalmente tirare un sospiro di sollievo. Tuttavia i danni della ribellione erano stati enormi:
100.000 schiavi perduti, i campi devastati, decine di città distrutte, i padroni terrorizzati.

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