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L’armata ribelle nella sua
marcia verso il nord sconfisse due eserciti romani e penetrò nella
Gallia Cisalpina dove nei pressi di Modena batté il governatore
della regione.
La strada delle Alpi era ormai aperta; il sogno di Spartaco stava
per realizzarsi. A questo punto egli volse le sue schiere indietro e
ritornò lungo la stessa strada verso il sud. Perché? Forse perché il
passaggio delle Alpi si rivelò più difficile del previsto? Forse
perché i contadini di origine italica non volevano abbandonare la
loro patria?
O forse perché i ribelli si erano talmente imbaldanziti per le
brillanti vittorie che si ritenevano invincibili e sognavano di
poter conquistare facilmente Roma e distruggerla? La verità non si
conosce. Spartaco ripercorse la penisola e giunse alla punta estrema
della Calabria. Durante il lungo tragitto sconfisse vicino ad Ascoli
Piceno le legioni del generale romano Grasso. Questi per punire i
soldati che erano fuggiti ordinò di ucciderne uno ogni dieci. Fece
cioè la decimazione. Spartaco cercò di ottenere dai pirati le barche
per trasportare le sue truppe oltre lo stretto di Messina e unirsi
agli schiavi della Sicilia, ma i pirati non mantennero le promesse e
il progetto sfumò. Crasso allora fece costruire un profondo e largo
fossato da mare a mare, lungo circa 55 km, che chiudesse Spartaco
contro il mare e non gli lasciasse alcuna via d’uscita.
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